Prof. Franco Canosa

La pittura di Vito Anastasiatis Masdea, nel suo astrattismo convinto, non altera la massa dei colori. anzi quelle tinte si amalgamano fra di loro rendendo più facile la lettura dell’opera, sempre composta da quei toni ora tenui, ora violenti. Col suo astrattismo il Maestro ha tracciato una selce nel campo dell’arte, e ben conoscendo la tenacia e la caparbietà che lo distingue, non esiterà ad imporsi ad un pubblico sempre più vasto, ed ottenere dalla tavolozza il meglio. Ora i suoi tratti sono nitidi e disinvolti, quasi che quelle linee morbide volessero sublimare il dipinto e renderlo più gradevole all’osservatore; e questo non è che il riflesso dell’animo dell’Artista, non è che quella sensibilità, che trasmessa all’opera la rende gradevole. Infatti i suoi gialli, ocra, quei verdi sottobosco, si armonizzano in riflessi stupendi aiutati dal tocco di rara maestria che alla fine sigla, come conclusione, le sue tele; guardando i suoi quadri, si ha come l’impressione di un tema appena iniziato, ma che ha tutti i talenti e i pregi di un dipinto d’autore.
Le sue opere vibrano in ogni pennellata e in futuro si parlerà di lui e del suo talento innato, che non è altro che il riflesso di un dipinto che si completa attaverso i toni e le tinte pittoriche, che la sua tavolozza abilmente armonizza. Queste sue rappresentazioni sono il risultato di lotte drammatiche nei confronti della realtà attuale, un autentica ribellione alla morsa esasperante dell’esistenza condizionata, che lo spinge ad irrompere, al di là di ogni ostacolo, negli spazi della ” realtà fantastica ” e infrangersi in molecole di luce contro l’imposizione di assurdi confini. I colori esplosivi convergono come nucleo iridescente, sull’armonia radiamte di surreali mondi, collocati sopra asperità deserte di fantomatiche traiettorie. Il reale defluidificato dal fantastico che lo sostituisce ma non lo annulla, riesce a superarlo in potenza d’espressione, facendo sorgere l’ipotesi del concetto attraverso il quale diventa possibile imprigionare in breve spazio squarci di eternità  defraudati dll’infinito. Anna Sciacovelli Il pittore Vito Anastasiatis Masdea, rivela nella sua ricerca artistica, una grande fantasia creativa, in spazi surreali, con improvvise apparizioni sconcertanti, frutto di un intenso lavoro di ricerca nel mondo dell’inconscio e del fantastico, profondamente vissuto ed esternato nelle sue espressioni quasi deliranti, che riportano in atmosfere sconosciute ai pittori della realtà; con indagini nel mondo dell’irreale e del fantastico surreale “Daliniano”, raggiunge questi risultati con colori a volte vivaci, evanescenti e cangianti. Rivela abilità pittoriche fresche e spontanee, la sua pittura ricca di valori formali e contenutistici, che rispecchiano in una cosmica visione di grazia e raffinatezza, i più duri stati d’animo, è frutto di un imperativo bisogno di creare, di attuare con il segno e il colore, un dialogo con l’umanità per mezzo di un messaggio d’arte vera. Anna Gernone Vito Anastasiatis Masdea possiede un’originalissima e vibratile pittura dalle mille sfaccettature, che raggiunge direttamente l’inconscio.Elabora sapientemente una complessità di motivi e forme espressive, obbedendo agli slanci sensistici del suo spirito, che si convertono di volta in volta in paesaggi fantastici e surreali, plasmati dal colore. Attraverso la freschezza, la delicatezza, insite nel ritmo dei suoi tratti, s’intuisce un indole che sente poeticamente la realtà, conquistando così spazi sconfinati inaccessibili. Il suo è un “naturalismo psicologico” in cui le distese di cielo, mare e terra vibrano di poche linee essenziali, perché è nel colore che prendono forma le cose e si caricano di nuovi significati. Trasferisce sulla tela tutti gli stati d’animo d’un uomo che coglie della vita la bellezza, l’armonia e che ricerca costantemente un equilibrio con se stesso e l’ambiente che lo circonda. Un anima dalla vena classica, abituata a tessere un tacito dialogo con la natura, da cui trae linfa per ricordare, rimpiangere, immaginare, sognare. Evocare le atmosfere odorose, avvolgenti, le vastità aspre e assolate della Puglia, della sua fanciullezza, della sua giovinezza. Raffigurare immensità dove poter perdere il proprio sguardo e stemperare le proprie paure le proprie angosce. Sognare la vita come dovrebbe essere, lontana dai vincoli e clamori della civiltà, che tutto imprigiona. Un cromatismo impressionistico, che si nutre delle ricchissime sfumature dei verdi, azzurri, gialli, per dare corpo ad un immaginario emotivo che si sfrangia in brividi di luce, in riflessi variegati, che sembrano adombrare nuovi mondi possibili o dimenticati. Abbandonandosi ai tumulti interiori, però, non disdegna le tonalità cupe, l’espressionismo degli assoluti nero, bianco, rosso, che scavano nel profondo, in sensazioni esacerbate ed esaltano visioni oniriche. E’ allora che la sua pittura si fa anche più informale, diventa astratta e nel contempo materica, sperimentando nuove tecniche, cristallizzando emozioni e sentimenti. Magma incandescente, lingue di fuoco, concrezioni litiche, le sue tinte assumono rilievi concreti, diventando nuove realtà terrene e cosmiche, come pura energia, a stento contenuta dalle linee che la definiscono. Il mare, principale protagonista delle sue opere, archetipo della vita e dell’inconscio, statuisce questa costante ricerca di una metafora omnicomprensiva, che restituisca le infinite dimensioni che sono dentro e fuori di noi. La ricerca di un alter ego con cui confrontarsi ogni volta, andando e tornando, fluendo e rifluendo, è il tentativo di trovare un approdo, una meta, una patria definitiva ed un’eterna risposta al lungo vagabondare cieco dell’uomo.

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